Il ventennio “post”

Cosa resterà di questi anni novanta? Mi chiedo come i futuri libri di storia scriveranno di questi ultimi vent’anni e credo che il titolo del capitolo (o di qualche paragrafo forse) non andrà oltre “il periodo berlusconiano”, a differenza di quello “fascista” o “democristiano” o “comunista” (che non riguarda sicuramente l’Italia). La differenza sostanziale sta nel fatto che se finora la storia politica o culturale di un paese è stata sezionata in base all’ideologia dominante, in questo caso invece non si potrà andare oltre la descrizione di un contenitore senza contenuto.
In una società del post, anche il ventennio che (foooorse) si chiude è molto post e, per dirla come Bauman, liquido. Politicamente parlando la “seconda Repubblica” si è contraddistinta per la sua assoluta mancanza di identità, non è liberale, non è socialista, non è cattolica, non è comunista.
Al centro della questione c’è stato solo il rapporto tra un uomo e la somma di tanti singoli individui in un rapporto nel quale lo Stato si è dissolto e la politica e le sue ideologie non hanno rappresentato il filtro ed il collante tra il potere carismatico del leader e la sua legittimazione popolare.
Sotto le macerie dell’era berlusconiana c’è la politica stessa, fatta di quelle idee ed ideologie che permettono ai capi carismatici (come Mussolini, Lenin, Castro etc.) di vivere nella storia, nel bene e nel male, attraverso determinati valori costruiti all’interno di un rapporto triangolare tra leader, politica e popolo.
Oggi invece, il rapporto tra il leader (Berlusconi) ed il popolo è stato un rapporto diretto e unidirezionale, se non fosse per il bollore ormonale risvegliato, il berlusconiano del domani al massimo potrà avere nostalgia dei condoni, dell’impunità e di barzellette di dubbio gusto. Troppo poco sicuramente per permettere uno sfrenato esercizio storiografico per gli addetti ai lavori.
Su La7 poco fa ci si chiedeva se un giorno nelle edicole, accanto al calendario di Padre Pio e di Mussolini, ci sarà anche il calendario di Berlusconi. Almenochè non sia lo stesso Berlusconi a produrlo, dubito che nelle cucine delle case degli italiani si potrà mai trovare un prodotto simile. Avrei difficoltà ad immaginare quali possano essere le frasi e gli aforismi politici scritti accanto ad ogni giorno del calendario. Potrebbero metterci una barzelletta al giorno, o una foto di donne nude per ogni mese, ma sono prodotti già presenti sul mercato.
Questo ventennio post non lascerà alla storia nessuna nuova ideologia, nessuna nostalgia. Il carattere di unicità di questo periodo consiste nell’essere il precursore della storia. La fine della storia berlusconiana rappresenta la prima parabola completa di un tipo di regime nuovo, caratterizzato dall’assenza della politica e delle ideologie. Una crisi che oggi si palesa in tutto il mondo con il predominio della finanza sulla sovranità dello Stato, sovranità che in Italia, invece, ha visto la sua fine nei tempi non sospetti del 1994 e che oggi, in controtendenza rispetto al resto dell’occidente, avrebbe l’opportunità di rimettersi al centro. Ovviamente questo non accadrà perchè è il sistema globale che ha ormai preso la strada della liquidità politica e della liquidazione degli stati.
Putroppo per noi, però, se gli altri Stati a questa condizione ci stanno arrivando ora, noi abbiamo iniziato nel lontano 1994 e nessuno, temo, ci restituirà mai tutti questi anni sprecati.

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