Un solitario non si nega a nessuno

Oggi ho letto una notizia che ha dello straordinario. Il governo indiano regalerà ai giovani studenti un iPad, o meglio un tablet simile all’iPad ma molto meno costoso. Oltre ad essere commercializzato alla modica cifra di 45 euro quindi, sarà a disposizione delle nuove generazioni.
Un’iniziativa davvero importante che dimostra come oggi la tecnologia e gli strumenti di comunicazione globale abbiamo assunto un ruolo così importante e si siano radicati in ogni tipo di società, non più soltanto quella occidentale.
Ecco, queste sono state le prime cose che ho pensato appena appresa la notizia ma poi mi sono rinsavito e piano piano ho iniziato leggermente a cambiare opinione fin quando non sono stato pervaso dal panico totale.
E’ importante una premessa: saranno lanciati sul mercato due tipi di tablet, simili in molte funzioni a parte la connettività. Per la precisione la versione che sarà distribuita gratuitamente, Aakash è il suo nome, non è dotata di connessione gratuita a differenza dell’altro tablet “Ubislate” che costerà 15 dollari in più.
In sostanza, un paese che vive da tempi immemori una condizione di crisi alimentare, sulla soglia della denutrizione, con un tasso di alfabetizzazione vicino al 61% e presenta un altissimo divario nella distribuzione della ricchezza, distribuirà alle giovani generazioni non libri, non scuole, non cibo, non assistenza sociale, bensì una vera e propria gabbia sociale.
L’effetto collaterale della diffusione di questa nuova tecnologia (è un mio pensiero assolutamente sindacabile) potrebbe essere quello di una ulteriore differenziazione sociale tra chi grazie a questo strumento (potendosi permettere una connessione internet) potrà accedere alle informazioni globali e ad una più aperta conoscenza e consapevolezza di ciò che accade nel mondo e chi invece sarà semplicemente anestetizzato ed ingabbiato in una condizione sociale di fatto sempre uguale, a parte la possibilità di giocare a solitario e farsi qualche foto in posa con gli amici.
Non voglio occuparmi della buona fede o meno del governo indiano in questo provvedimento, ma credo che l’oggetto in sé rappresenta ed esercita un potere di controllo e differenziazione sociali che va anche al di là delle reali intenzioni di chi lo mette a disposizione.
Tutto il mondo, in questi giorni, si sta dimenando nel commemorare Steve Jobs descrivendolo come l’uomo che ha cambiato le sorti del mondo, come colui che ha rivoluzionato nel profondo il modo di comunicare e di relazionarsi della società globale, ma pochi sembrano rendersi conto che il prodotto di queste “grandi” invenzioni (delle quali Jobs non è l’unico artefice) è innanzitutto la creazione di un nuovo potere, il potere degli oggetti. Un potere che è in grado di sovrastare il rapporto politico tra stato e popolazione, un potere che vive di vita propria, anche senza il supporto di un’entità politica od economica.
Questo nuovo tipo di potere si astrae dalla sovranità nazionale e si manifesta nella disposizione degli oggetti intesi come strumenti (fittizi) di accrescimento del proprio status sociale.
Se la pervasività del potere degli oggetti si manifesta nelle società “economicamente avanzate” in molteplici problemi sociali come la depressione, i disturbi alimentari o l’insoddisfazione derivante dalla mancanza del possesso degli oggetti simbolici, nei paesi in via di sviluppo questo si palesa, in questo frangente, nella sostituzione di politiche di sviluppo e di sostegno sociale con la distribuzione di “placebo” legati al possesso di un “bene” inutile che manterrà, come prima, queste popolazioni in condizioni di miseria, povertà ed analfabetizzazione. Un bel solitario, però, non si nega a nessuno.

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